LA CHIESA DI SAN VITTORE
(arch. Candida Tuveri)


CENNI STORICI

L’origine della chiesa di San Vittore, come dice Simone Weber nel suo “Le chiese della Val di Non nella storia e nell’arte” risulta in tempi immemorabili, è nominata per la prima volta nel 1276. Lo stile primitivo era probabilmente romanico-gotico. 

Le pievi in valle furono sicuramente organizzate intorno al 1000 e negli ultimi decenni del 1200 erano 23. Il termine latino plebis, inizialmente indicava la comunità cristiana, si è poi allargato al territorio ed infine alla Chiesa come edificio in cui la comunità si riuniva per le celebrazioni liturgiche.
Il pievano o parroco aveva anche la giurisdizione sulle chiese secondarie del territorio circostante. La pieve però era chiesa principale e battesimale.

San Vittore, nei secoli, è interessata da molte vicende storiche e artistiche come è appunto ben descritto dal Weber nel suo fondamentale testo, da don Fortunato Turrini in “Le chiese di Taio”. Ne parla anche il professor Lancetti in “L’arte del Trentino dall’ottocento alla contemporaneità”.

La parrocchiale nel 1755 venne ampliata nella parte absidale con la costruzione di un coro. Nello stesso anno si pensò anche ad una nuova pala d’altare dedicata al patrono San Vittore. L’incarico per quest’opera fu dato a Mattia Lampi (padre del più famoso Giovanni Battista) pittore molto in voga in quel momento, residente a Romeno ma originario della Val Pusteria.

L’opera fu conclusa nel 1757. I lavori di ripristino continuarono con il rifacimento, nel 1801, dei gradini in pietra che salgono all’altare maggiore.

Nel 1836 era entrato a Taio come pievano, Don Valentino Bergamo nativo dello stesso paese. La chiesa era cadente e inadeguata poiché la popolazione era molto aumentata. Si costruì così un edificio nuovo mantenendo la parte presbiteriale con la cupola e il coro.
Il parroco nel 1838 affidò all’ing. Ciccolini il progetto e i calcoli per la ricostruzione della chiesa. La vecchia pieve venne abbattuta e il 9 agosto 1845 venne benedetta la prima pietra del nuovo San Vittore. La fabbrica della chiesa fu veloce e il 7 maggio 1848 il nuovo edificio venne benedetto e il 28 luglio 1850 consacrato dal vescovo Giovanni Nepomuceno Tschiderer.

Poco tempo dopo la consacrazione venne rinnovato l’altare maggiore dove furono deposte le reliquie dei Ss.Simpliciano e Giocondino e San Romedio confessore.
L’altare, in marmo policromo, del 1874 è costituito da un ciborio, ornato da angioletti, che sovrasta il tabernacolo, opera di Pietro Scannagatta di Rovereto.

La parrocchiale è dotata di 2 altari laterali di cui quello di sinistra si deve al parroco Valentino Chilovi. L’opera è in marmo, eseguita nel 1706 da Cristoforo Benedetti junior ed è ornato da due statue di pietra serena grigia che rappresentano San Pietro e San Paolo. La pala del 1712 è di Giovanni Felicetti di Moena e rappresenta il crocifisso, la Madonna Addolorata, S.Giovanni Ev., S.Romedio, S.Giacomo e S.Valentino.

L’altare di destra, del 1886, è in legno dipinto ed è costruito con uno stile simile a quello difronte. Fu donato da Giovanna e Filippo Panizza e nella pittura compare lo stemma della famiglia. La pala rappresenta la sacra famiglia con S.Giovannino e le anime del purgatorio ed è di Leonardo Rigo di Udine (1846-1915).

Le altre decorazioni della chiesa sono affreschi: nel presbiterio i 4 evangelisti dipinti nel 1906 da Agostino Aldi ma forse rimaneggiati da Dario Wolf che ha rappresentato, nella volta della navata il martirio di S.Vittore in tre diversi riquadri nel 1945. Sempre nello stesso periodo ha decorato l’arco santo con la figura di Cristo benedicente tra angeli ed una serie di Santi. Nei piedritti delle lesene del presbiterio Wolf e Matteo Sebesta hanno rappresentato, a graffito, le storie di Maria tratte dai Vangeli canonici e apocrifi. La vetrata sud del presbiterio, donata dai frustai di Taio, rappresenta la sacra famiglia e Cristo con i frustai, sullo sfondo il campanile e l’abside della chiesa.

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Architettonicamente la chiesa è costituita da una sola ampia navata coperta con volta a botte.

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