DERMULO: L’ORIGINE DEL NOME

(Paolo Inama)

E’ opinione degli storici, che il nome “Dermulo” sia di origine prelatina, come dimostrerebbe il suffisso -ul, caratteristico delle locuzioni retiche. La prima documentazione del nome si ha nel XII secolo, negli anni fra il 1110 e il 1120, dove nel Sacramentario Adelpretiano è citato come testimone un tale monaco Odorico di Armullo. Il Webber riporta una citazione nel 1214 con Hermulum, ma non specifica dove l’aveva rinvenuta.[1] Il nome quindi si riscontra nelle seguenti forme: 

 

1110-1120 Armullo, Sacramentario Adelpretiano

1218-1220 Armulo, Armullo, Hermulo, Codice Wanghiano c/o A.S.Tn. [2]

1275, 1346, 1377, 1380 Armullo, Archivio Castel Bragher

1425 Armulo, Archivio Castel Bragher

1503 Ermulo, A.P.T.

1750 Hermulo, Ermulo, Dermulo e Dermullo, A.S.Tn.

1820 -1828 Dermullo

denominazione attuale “Dermulo”

forma dialettale “Dermul”

Da quanto sopra esposto risulta inopinabile che la forma più antica del nome sia stata Armùllo. In seguito entrò a far parte del toponimo anche la lettera “d” in quanto indicante provenienza, quindi da “de Armùllo” per agglutinazione si è arrivati a “Dermulo”. In Val di Non abbiamo significativi esempi di nomi di paesi, dove la lettera “D”, è entrata a far parte integrante del toponimo: Don (una volta Ono o Hono), Dambel (Ambulo), Denno (Enno o Henno), Dercolo (Herculo), Dovena (Ovena). Un caso veramente chiarificatore relativo al passaggio dal toponimo originario a quello preceduto dalla lettera “d”, lo troviamo in Val di Sole e precisamente ad Arnago. Questo toponimo è stato riscontrato moltissime volte in documenti sei-settecenteschi nella forma Dernago o Dernach (quest’ultima è l’attuale accezione dialettale), ma a differenza di Dermulo, il nome originario non è mai stato abbandonato, per cui Arnago è rimasto il nome ufficiale del villaggio. Fra Arnàgo e Armùlo c’è una somiglianza fonetica in quanto sono entrambe parole piane cioè con l’accento sulla penultima sillaba. Questa caratteristica a mio avviso ha fatto in modo che nelle combinazioni “De” “Arnàgo e “De” “Armùlo” la “A” sparisse formando Dernago e Dermulo. Invece ad esempio con “De” “Ardine”, essendo una parola sdrucciola, la “A” è rimasta formando Dàrdine.
Ritornando al nome Dermulo, qualche notaio nel frattempo pensò di complicare le cose scrivendo arbitrariamente, oppure travisando qualche documento più antico, “Hermulo”, introducendo cioè una “H” che non aveva ragione di esistere. In questo modo il nostro toponimo era divenuto molto simile a Dercolo, per cui nei documenti, a partire dal XVI secolo, si leggeva: “in villa Herculi”, “in villa Hermuli”, “de Herculo” oppure “de Hermulo” creando poi degli errori di lettura. Ricordo ad esempio in alcuni regesti dove il notaio Filippo Cordini fu descritto come proveniente da Dercolo anzichè da Dermulo e viceversa alcuni Endrizzi che effettivamente erano di Dercolo, attribuiti invece a Dermulo.
Sul significato del nome Dermulo, possiamo ricordare alcune delle ipotesi fatte in passato, che però alla luce di nuove scoperte, si sono rivelate sbagliate. Tra le più accreditate ricordo quella che ricondurrebbe alla radice Hermes, ovvero Mercurio, figlio di Zeus, dio delle strade e protettore dei viandanti, il che si diceva, era forse in relazione alla favorevole posizione di nodo stradale che Dermulo aveva sempre avuto fin dall’antichità. Altra supposizione era quella che faceva riferimento al sottostante “Heremus”, esistente dai tempi più remoti. Ma anche in questo caso, secondo me, se diamo per valida l’ipotesi prelatina, l’eremo non esisteva ancora quando si formò il toponimo. Inoltre se così fosse stato, avremmo avuto “Dèrmulo” cioè un termine sdrucciolo, con l’accento tonico sulla terzultima sillaba e la vocale “e” aperta, anzichè “Dermùlo”.
Un’altra congettura metteva in relazione Armulo con Armo, paese in Val Vestino [3] oggi territorio bresciano. In questo caso ci sarebbe la radice comune che significa caverna.
Il professor Pisani nel suo intervento in occasione di un convegno di studi svoltosi a S. Orsola nel 1978 si chiedeva “se per caso il toponimo noneso Dermulo che si trova vicino a Mollaro (cioè ) non possa in qualche modo spiegarsi con la medesima motivazione, e cioè che esso rappresenti ? o simile.” [4] Pisani aveva visto giusto mettendo in relazione i due toponimi, ma aveva sbagliato nell’attribuire il significato. La parte “Mul” o “Mol” non ha niente a che vedere con il termine “mulino” o simili, ma come si vedrà più avanti, trae origine dal mondo celtico dove sta a significare “propaggine collinare”. Si noti come siano effettivamente simili i due toponimi: “ar-mul” “mol-ar”.

AR-MULLO: VICINO ALLA PROPAGGINE COLLINARE
Una nuova ipotesi che mi ha suggerito Paolo Odorizzi, e che finora non è mai stata considerata da nessun esperto, è che il nome Armulo sia di origine celtica. E’ molto interessante notare che a poca distanza da Dermulo, esattamente nei pressi di Sanzenone, esista oggi una località detta Remul. Il toponimo di cui ne è documentata la derivazione dal più antico Roncmul, come vedremo, ha molta attinenza con Armulo. Nel 1215 fra un elenco di persone delle Quattro Ville compariva un tale Corradino di Mulo, toponimo quest’ultimo, indicante l’antico nome di Sanzenone. In un altro documento del 1282, invece appariva come testimone un tale abitante sul Dosso di Villa Roncati, anche in questo caso il luogo è localizzabile con Sanzenone. Da questi due documenti si evince l’origine dell’antico toponimo latino-celtico Ronchmull, oggi trasformato in Remul, e cioè Ronc che significa terreno dissodato e Mul, in celtico, dosso o collina, quindi “collina dissodata”. Analizzando il toponimo ARMULLO, vi troviamo l’origine celtica sia nel prefisso AR- che significa vicino, (si noti anche il termine noneso “arènt” cioè vicino) che nel suffisso -MULLO che significa “propaggine collinare”, come nel caso di Sanzenone. Ancora oggi in gaelico Mull o Mullaich ha lo stesso significato. Un’altra notizia curiosa è l’esistenza di un paesino in Scozia di nome Balmullo, derivante dal celtico bāile “villaggio” e mullaich “alto”. Il nome del villaggio era citato come Beilmullhoh nel 1282. Quindi per analogia, osservando ARMULLO dalla sponda opposta del Noce, ma anche provenendo da Taio, si vede chiaramente che l’abitato si trova “vicino all’altura” o meglio “vicino ad una propaggine collinare” ed è così che gli antichi appellarono il primo insediamento nella nostra zona.
Il toponimo Remul di cui si trovano riscontri oltre che a Sanzenone anche a Cles, Brentonico e Dimaro (Roncamul), mi dà lo spunto per fare un’altra riflessione in merito alla Valle di Dermulo. Tale luogo potrebbe essere stato invece in origine “Val de Remul” o “Val del Mul”, o ancora “Val del ri Mul” e poi storpiato in “Val de Dermul”. Quindi la storia della montagna “venduta per una merenda”, come argomentato in altro luogo, è una leggenda costruita postuma, per spiegare quel toponimo.

DERMULLO O SANTA GIUSTINA?
Nel 1889 gli abitanti di Dermulo, resi forse euforici dal recente completamento del nuovo ponte sul Noce, pensarono di cambiare nome al paese e di chiamarlo S. GIUSTINA, come era stata denominata l’opera. Avevano avuto anche l’intraprendenza di scriverlo, in sostituzione a “DERMULLO”, sui muri all’entrata del paese senza averne avuta autorizzazione alcuna. Questa trovata però non piacque alle autorità di Cles che posero rimedio all’accaduto con la seguente lettera: [5]
Al signor Capocumune di Dermullo
Mi venne fatto rapporto che in codesto Comune, dal pittore Bonazza Pietro ai 2 dell’andante mese venne cancellato il nome di Dermullo e sostituito quello di Santa Giustina.
Siccome per cambiare il nome ad un Comune o ad un complesso di caseggiati occorre l’Autorizzazione Ministeriale, così ordino al Signor Capo Cumune di tosto far cancellare il nome di Santa Giustina così arbitrariamente scritto, e di far riporre il nome di Dermullo dove è indicato il Comune.
Quando il Signor Capo Cumune si rifiutasse di eseguire ciò, io lo ordinerò d’ufficio a tutte spese di codesto Comune, riservandomi di procedere con benincisa multa in suo confronto a senso del disposto dal p 95 della Legge Comunale 9 gennaio 1866.
Entro il 4 febbraio attendo un cenno sull’eseguito.
Cles, 29 Gennaio 1889
L’ i.r.Capitano De

Il fatto è riportato anche da don Simone Weber in “Le chiese della Val di Non nella storia e nell’arte” vol. III dove a pag. 27 si legge: “…Dopo la costruzione del ponte di S. Giustina, il paese s’era battezzato da sé col nome di S. Giustina e l’aveva scritto sui muri, ma il governo lo fece levare e mantenere la vecchia denominazione. …” Al fatto accenna anche Ottone Brentari nella sua “Guida del Trentino”.
Nell’Archivio Comunale di Dermulo, non si trova altra notizia all’infuori della lettera riportata sopra. Non risulta nemmeno che in merito si fosse tenuta una riunione fra i rappresentanti comunali ed è quindi da ritenere che l’idea fosse nata d’improvviso e altrettanto in fretta fosse stata messa in atto.

NOTE
[1] Cfr. Weber Simone “Le chiese della valle di Non nella storia e nell’arte” Vol III. Pag. 27.
[2] Cfr. anche Carlo Battisti “Filoni toponomastici prelatini nel bacino del Noce” in Studi Trentini di Scienze Storiche annata IX pag 28. L’autore riporta le forme Armulo o Armullo anche nel 1307, 1320 e 1442. L’atto del Codice Clesiano del 1218 era stato scritto in originale dal notaio Ribaldo. Poi nel 1227 è stato reso in copia dal notaio Oberto da Piacenza e confermato in presenza del domino ser Giacomo Trentini, Ezelino giudice, dal vescovo Gerardo. Il notaio Oberto ha sicuramente sbagliato a leggere Hermulo in luogo di Armulo.
[3] Carlo Battisti in St.Tr. 1928
[4] Cfr. Pellegrini G.B. Gretter M. “La Valle del Fersina e le isole linguistiche di origine tedesca nel Trentino” pag. 145.
[5]La lettera originale si trova presso ACD nel faldone relativo all’anno 1889.

DERMULO: L’ORIGINE DEL NOME

(Paolo Inama)

E’ opinione degli storici, che il nome “Dermulo” sia di origine prelatina, come dimostrerebbe il suffisso -ul, caratteristico delle locuzioni retiche. La prima documentazione del nome si ha nel XII secolo, negli anni fra il 1110 e il 1120, dove nel Sacramentario Adelpretiano è citato come testimone un tale monaco Odorico di Armullo. Il Webber riporta una citazione nel 1214 con Hermulum, ma non specifica dove l’aveva rinvenuta.[1] Il nome quindi si riscontra nelle seguenti forme: 

 

1110-1120 Armullo, Sacramentario Adelpretiano

1218-1220 Armulo, Armullo, Hermulo, Codice Wanghiano c/o A.S.Tn. [2]

1275, 1346, 1377, 1380 Armullo, Archivio Castel Bragher

1425 Armulo, Archivio Castel Bragher

1503 Ermulo, A.P.T.

1750 Hermulo, Ermulo, Dermulo e Dermullo, A.S.Tn.

1820 -1828 Dermullo

denominazione attuale “Dermulo”

forma dialettale “Dermul”

Da quanto sopra esposto risulta inopinabile che la forma più antica del nome sia stata Armùllo. In seguito entrò a far parte del toponimo anche la lettera “d” in quanto indicante provenienza, quindi da “de Armùllo” per agglutinazione si è arrivati a “Dermulo”. In Val di Non abbiamo significativi esempi di nomi di paesi, dove la lettera “D”, è entrata a far parte integrante del toponimo: Don (una volta Ono o Hono), Dambel (Ambulo), Denno (Enno o Henno), Dercolo (Herculo), Dovena (Ovena). Un caso veramente chiarificatore relativo al passaggio dal toponimo originario a quello preceduto dalla lettera “d”, lo troviamo in Val di Sole e precisamente ad Arnago. Questo toponimo è stato riscontrato moltissime volte in documenti sei-settecenteschi nella forma Dernago o Dernach (quest’ultima è l’attuale accezione dialettale), ma a differenza di Dermulo, il nome originario non è mai stato abbandonato, per cui Arnago è rimasto il nome ufficiale del villaggio. Fra Arnàgo e Armùlo c’è una somiglianza fonetica in quanto sono entrambe parole piane cioè con l’accento sulla penultima sillaba. Questa caratteristica a mio avviso ha fatto in modo che nelle combinazioni “De” “Arnàgo e “De” “Armùlo” la “A” sparisse formando Dernago e Dermulo. Invece ad esempio con “De” “Ardine”, essendo una parola sdrucciola, la “A” è rimasta formando Dàrdine.
Ritornando al nome Dermulo, qualche notaio nel frattempo pensò di complicare le cose scrivendo arbitrariamente, oppure travisando qualche documento più antico, “Hermulo”, introducendo cioè una “H” che non aveva ragione di esistere. In questo modo il nostro toponimo era divenuto molto simile a Dercolo, per cui nei documenti, a partire dal XVI secolo, si leggeva: “in villa Herculi”, “in villa Hermuli”, “de Herculo” oppure “de Hermulo” creando poi degli errori di lettura. Ricordo ad esempio in alcuni regesti dove il notaio Filippo Cordini fu descritto come proveniente da Dercolo anzichè da Dermulo e viceversa alcuni Endrizzi che effettivamente erano di Dercolo, attribuiti invece a Dermulo.
Sul significato del nome Dermulo, possiamo ricordare alcune delle ipotesi fatte in passato, che però alla luce di nuove scoperte, si sono rivelate sbagliate. Tra le più accreditate ricordo quella che ricondurrebbe alla radice Hermes, ovvero Mercurio, figlio di Zeus, dio delle strade e protettore dei viandanti, il che si diceva, era forse in relazione alla favorevole posizione di nodo stradale che Dermulo aveva sempre avuto fin dall’antichità. Altra supposizione era quella che faceva riferimento al sottostante “Heremus”, esistente dai tempi più remoti. Ma anche in questo caso, secondo me, se diamo per valida l’ipotesi prelatina, l’eremo non esisteva ancora quando si formò il toponimo. Inoltre se così fosse stato, avremmo avuto “Dèrmulo” cioè un termine sdrucciolo, con l’accento tonico sulla terzultima sillaba e la vocale “e” aperta, anzichè “Dermùlo”.
Un’altra congettura metteva in relazione Armulo con Armo, paese in Val Vestino [3] oggi territorio bresciano. In questo caso ci sarebbe la radice comune che significa caverna.
Il professor Pisani nel suo intervento in occasione di un convegno di studi svoltosi a S. Orsola nel 1978 si chiedeva “se per caso il toponimo noneso Dermulo che si trova vicino a Mollaro (cioè ) non possa in qualche modo spiegarsi con la medesima motivazione, e cioè che esso rappresenti ? o simile.” [4] Pisani aveva visto giusto mettendo in relazione i due toponimi, ma aveva sbagliato nell’attribuire il significato. La parte “Mul” o “Mol” non ha niente a che vedere con il termine “mulino” o simili, ma come si vedrà più avanti, trae origine dal mondo celtico dove sta a significare “propaggine collinare”. Si noti come siano effettivamente simili i due toponimi: “ar-mul” “mol-ar”.

AR-MULLO: VICINO ALLA PROPAGGINE COLLINARE
Una nuova ipotesi che mi ha suggerito Paolo Odorizzi, e che finora non è mai stata considerata da nessun esperto, è che il nome Armulo sia di origine celtica. E’ molto interessante notare che a poca distanza da Dermulo, esattamente nei pressi di Sanzenone, esista oggi una località detta Remul. Il toponimo di cui ne è documentata la derivazione dal più antico Roncmul, come vedremo, ha molta attinenza con Armulo. Nel 1215 fra un elenco di persone delle Quattro Ville compariva un tale Corradino di Mulo, toponimo quest’ultimo, indicante l’antico nome di Sanzenone. In un altro documento del 1282, invece appariva come testimone un tale abitante sul Dosso di Villa Roncati, anche in questo caso il luogo è localizzabile con Sanzenone. Da questi due documenti si evince l’origine dell’antico toponimo latino-celtico Ronchmull, oggi trasformato in Remul, e cioè Ronc che significa terreno dissodato e Mul, in celtico, dosso o collina, quindi “collina dissodata”. Analizzando il toponimo ARMULLO, vi troviamo l’origine celtica sia nel prefisso AR- che significa vicino, (si noti anche il termine noneso “arènt” cioè vicino) che nel suffisso -MULLO che significa “propaggine collinare”, come nel caso di Sanzenone. Ancora oggi in gaelico Mull o Mullaich ha lo stesso significato. Un’altra notizia curiosa è l’esistenza di un paesino in Scozia di nome Balmullo, derivante dal celtico bāile “villaggio” e mullaich “alto”. Il nome del villaggio era citato come Beilmullhoh nel 1282. Quindi per analogia, osservando ARMULLO dalla sponda opposta del Noce, ma anche provenendo da Taio, si vede chiaramente che l’abitato si trova “vicino all’altura” o meglio “vicino ad una propaggine collinare” ed è così che gli antichi appellarono il primo insediamento nella nostra zona.
Il toponimo Remul di cui si trovano riscontri oltre che a Sanzenone anche a Cles, Brentonico e Dimaro (Roncamul), mi dà lo spunto per fare un’altra riflessione in merito alla Valle di Dermulo. Tale luogo potrebbe essere stato invece in origine “Val de Remul” o “Val del Mul”, o ancora “Val del ri Mul” e poi storpiato in “Val de Dermul”. Quindi la storia della montagna “venduta per una merenda”, come argomentato in altro luogo, è una leggenda costruita postuma, per spiegare quel toponimo.

DERMULLO O SANTA GIUSTINA?
Nel 1889 gli abitanti di Dermulo, resi forse euforici dal recente completamento del nuovo ponte sul Noce, pensarono di cambiare nome al paese e di chiamarlo S. GIUSTINA, come era stata denominata l’opera. Avevano avuto anche l’intraprendenza di scriverlo, in sostituzione a “DERMULLO”, sui muri all’entrata del paese senza averne avuta autorizzazione alcuna. Questa trovata però non piacque alle autorità di Cles che posero rimedio all’accaduto con la seguente lettera: [5]
Al signor Capocumune di Dermullo
Mi venne fatto rapporto che in codesto Comune, dal pittore Bonazza Pietro ai 2 dell’andante mese venne cancellato il nome di Dermullo e sostituito quello di Santa Giustina.
Siccome per cambiare il nome ad un Comune o ad un complesso di caseggiati occorre l’Autorizzazione Ministeriale, così ordino al Signor Capo Cumune di tosto far cancellare il nome di Santa Giustina così arbitrariamente scritto, e di far riporre il nome di Dermullo dove è indicato il Comune.
Quando il Signor Capo Cumune si rifiutasse di eseguire ciò, io lo ordinerò d’ufficio a tutte spese di codesto Comune, riservandomi di procedere con benincisa multa in suo confronto a senso del disposto dal p 95 della Legge Comunale 9 gennaio 1866.
Entro il 4 febbraio attendo un cenno sull’eseguito.
Cles, 29 Gennaio 1889
L’ i.r.Capitano De

Il fatto è riportato anche da don Simone Weber in “Le chiese della Val di Non nella storia e nell’arte” vol. III dove a pag. 27 si legge: “…Dopo la costruzione del ponte di S. Giustina, il paese s’era battezzato da sé col nome di S. Giustina e l’aveva scritto sui muri, ma il governo lo fece levare e mantenere la vecchia denominazione. …” Al fatto accenna anche Ottone Brentari nella sua “Guida del Trentino”.
Nell’Archivio Comunale di Dermulo, non si trova altra notizia all’infuori della lettera riportata sopra. Non risulta nemmeno che in merito si fosse tenuta una riunione fra i rappresentanti comunali ed è quindi da ritenere che l’idea fosse nata d’improvviso e altrettanto in fretta fosse stata messa in atto.

NOTE
[1] Cfr. Weber Simone “Le chiese della valle di Non nella storia e nell’arte” Vol III. Pag. 27.
[2] Cfr. anche Carlo Battisti “Filoni toponomastici prelatini nel bacino del Noce” in Studi Trentini di Scienze Storiche annata IX pag 28. L’autore riporta le forme Armulo o Armullo anche nel 1307, 1320 e 1442. L’atto del Codice Clesiano del 1218 era stato scritto in originale dal notaio Ribaldo. Poi nel 1227 è stato reso in copia dal notaio Oberto da Piacenza e confermato in presenza del domino ser Giacomo Trentini, Ezelino giudice, dal vescovo Gerardo. Il notaio Oberto ha sicuramente sbagliato a leggere Hermulo in luogo di Armulo.
[3] Carlo Battisti in St.Tr. 1928
[4] Cfr. Pellegrini G.B. Gretter M. “La Valle del Fersina e le isole linguistiche di origine tedesca nel Trentino” pag. 145.
[5]La lettera originale si trova presso ACD nel faldone relativo all’anno 1889.

0
Lascia il tuo commentox
error: Attenzione:
Il contenuto non è raggiungibile
(info: predaia.info@gmail.com)