Dei ricchi e dei poveri

Il divario ricchezza povertà, ogni anno è sempre più evidente, nell’indifferenza del ricco mondo occidentale.
Un giorno di un anno qualsiasi, di un mese qualsiasi, in un posto qualsiasi, a pranzo, con un ricco signore,  profondamente credente e praticante, mi trovai a discutere sul problema della ricchezza e della povertà. Alla mia affermazione che era insensato continuare su questi binari di diseguaglianza. Questo, anche nell’interesse dello stesso mondo occidentale, ricco, troppo ricco. Egli, con cortesia, mi fece presente che le mie considerazioni erano legate ad un credo comunista; un’ideologia ormai superata sia nei fatti che nei concetti.
La ricchezza era, e resterà sempre il motore trainanate del benessere dell’uomo, con i ricchi, che in mezzo a mille difficoltà e sacrifici, creano occupazione e prosperità. Annuii, convinto solo parzialmente, ma, obiettai, come conciliava il capoverso del vangelo secondo Matteo 19,23-30: “E’ più facile che un cammello passi …”. Non riusci nemmeno a terminare la frase; lo conosceva benissimo, e si profuse in una profonda disquisizione sul suo significato, solo in apparenza più crudele del credo comunista. In realtà nascondeva degli insegnamenti molto più profondi che giustificavano pienamente l’esistenza di ricchi e poveri.
Compito dei ricchi era proprio quello di alleviare le sofferenze dei più bisognosi, anche a costo di sacrifici ed abnegazione per il lavoro, cui erano costretti.
Ascoltai attentamente, certamente, aveva ragione, non ero un profondo conoscitore del cristianesimo, anche se le sacre scritture, le avevo lette, almeno in parte, concordando su tutti, o quasi i concetti ivi espressi. Scritture che suggerivano comportamenti esemplari di grande tolleranza, amore ed accoglienza verso il  prossimo.

Mi sentii in colpa per aver affrontato l’argomento e forse offeso il mio amico. Si perchè il ricco signore era un mio caro amico, non era certo colpa sua se, grazie al suo intuito per gli affari, era riuscito a costruire un piccolo impero economico.
Eppure ripensando alla frase: È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” essa mi pareva estremamente chiara ed accusatoria in tutta la sua curdezza.
Intanto il cameriere ci servì una seconda portata da lasciarci incantati. Scacciai i dubbi giustificando: Dio, nel suo immenso sapere, nella sua immensa misericordia, saprà certamente comportarsi nella maniera più equa con tutti. Se il ricco, come mi aveva quasi convinto il mio amico, era nel giusto non aveva nulla da temere, in caso contrario, per la prima volta, dopo l’esistenza terrena sempre davanti agli altri, avrebbe dovuto inchinarsi al povero, e tutti i suoi averi, frutto di tanti sacrifici, sarebbero rimasti sulla terra.
Non c’è problema, basta attendere, e si vedrà, pensai, mentre azzannavo un succulento boccone!

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